Shakespeare in punk

Ciao.

Ultimamente si porta Shakespeare in salsa dark/sadomaso.
In due mesi, è il secondo spettacolo che vedo interpretato così. Non sanno più come lo devono cucinare, a ‘sto poverino.

Urgono testi nuovi, mi sa. Possibilmente senza catene, voci diaboliche, strusciamenti assatanati, trucco che imita Sean Penn nel film di Sorrentino e cose così. Ieri sono andata a vedere “Misura per misura” con Eros Pagni. Aveva pure delle intuizioni convincenti e  cose simpatiche, ma…

Vabbè, copio e incollo il mio articolo, per chi è abbastanza sadomaso da leggerlo.

Peccato. Questa è la prima parola che viene da pensare, appena usciti dal Teatro Mercadante di Napoli, dove è in scena “Misura per misura” di William Shakespeare.  Protagonista è Eros Pagni, con la regia di Marco Sciaccaluga. Peccato, perché la pièce aveva i numeri per essere uno spettacolo di sicuro impatto. Ma nella ricetta di Sciaccaluga qualcosa è andato storto.

“Misura per misura” fu scritto dal Bardo nel 1603: un testo problematico e barocco nel quale il dubbio, la menzogna e la vita intesa come travestimento sono gli elementi portanti.  Un problem play, insomma.

In una Vienna abitata da ruffiani, prostitute e tavernieri, dominata dal lassismo morale,  l’ambiguo duca lascia temporaneamente il potere al virtuosissimo puritano vicario Angelo.  Con un obiettivo: vedere come il potere agisce sull’animo umano. Intanto, il duca si traveste da frate: guarda e interviene sotto mentite spoglie nell’intera vicenda che coinvolge il vicario, la giovane novizia Isabella e suo fratello Claudio, condannato a morte per “il reato di fornicazione”.  Il rigido Angelo, infatti, deciso più che mai ad applicare severissime leggi, si scopre essere mosso da brama di potere e di possesso. Il risultato è un turpe ricatto alla giovane e virtuosa Isabella, che si rivolge a lui per ottenere il perdono del fratello Claudio. Tutti i personaggi, in questa pièce che si trova giusto in mezzo tra tragedia e commedia, sono estremamente problematici. Il merito dello spettacolo è nel rendere bene questa loro ambiguità di fondo, complice la bravura degli attori: gli atteggiamenti moralistici diventano una bugia. O meglio, il coperchio del vaso di Pandora. All’interno del vaso, un caos di pulsioni e sentimenti che vanno tenuti in equilibrio.

Questa di Shakespeare è, in senso moderno, una dark comedy. E la regia punta proprio su questo, con una scenografia imponente e molto punk. Il problema è che, in ben 2 ore e 50 di spettacolo, mescola un’impostazione decisamente classica, elementi postmoderni (il look dei personaggi sembra evocare quello dei protagonisti dell’ultimo film di Sorrentino), musica pop, parolacce e linguaggio shakespeariano.

Gaia Bozza

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